Villa Sorge
A Lanciano tra il 1940 e il 1943 furono internate alcune centinaia di persone per motivi politici o razziali. A tale scopo venne allestito un campo di concentramento e furono messe a disposizione numerose case private, quarantaquattro delle quali sono riportate sulla mappa interattiva.
Il campo di Villa Sorge
Durante la seconda guerra mondiale l’Abruzzo fu la regione d’Italia con il maggior numero di campi di concentramento. Ce ne furono 15, insieme a 63 località utilizzate per il cosiddetto “internamento libero”. Lanciano ebbe il triste primato nazionale di essere contemporaneamente sede di internamento libero, di confino politico e di un campo di concentramento fascista.
Il campo, di proprietà dell’avv. Filippo Sorge, fu attivo dal 27 giugno 1940 fino all’8 settembre 1943. Dapprima funzionò come campo di concentramento femminile, riservato per lo più a ebree straniere. C’erano 75 donne più 4 bambini di età compresa tra 1 e 14 anni che provenivano da diverse parti d’Europa e parlavano in tedesco, francese, inglese, italiano, russo e polacco. Dal 12 febbraio 1942 Villa Sorge divenne un campo di concentramento maschile per “comunisti e nazionalisti slavi”. Negli ultimi anni ebbe una vita molto travagliata, come è attestato dallo sciopero della fame del 4 aprile 1942 e dai numerosi arresti e trasferimenti degli internati. Tra questi vi fu Carlo Schönheim, un medico ebreo di origine ungherese, che divenne il vice-comandante della Banda partigiana che combattette valorosamente contro l’esercito tedesco nelle giornate del 5 e 6 ottobre 1943, onorando la città di Lanciano della Medaglia d’Oro al Valor militare.
Maria Eisenstein
A rendere ancora più importante la storia del campo di concentramento di Lanciano è un libro, L’internata numero 6, pubblicato a Roma nel 1944 da Maria Eisenstein. Come è stato ricostruito da Carlo Spartaco Capogreco, l’autrice del libro è Maria Ludwika Moldauer, un’ebrea polacca, che fu internata a Villa Sorge tra il 4 luglio e il 13 dicembre 1940. Fu di nuovo a Lanciano, dall’agosto 1942 al settembre 1943, in regime di internamento libero insieme al marito Samuel Eisenstein, sposato a Guardiagrele, dove entrambi erano internati.
Il testo ha il merito di farci vivere dal vivo la vita all’interno di un campo di concentramento fascista, mettendo insieme, con libertà artistica, fatti e personaggi, pensieri, angosce e tormenti delle donne recluse. Nel suo insieme, L’internata numero 6 è un inno alla libertà di rara bellezza, scritto con l’arma sottile dell’ironia e attraverso la forma di una sapiente sceneggiatura che vede la sua autrice, una volta raggiunta la libertà, farsi finalmente nuvola per volare via, come in un quadro di Chagall, lontano da ogni prigione e sparire clamorosamente dalla scena. Resta l’incanto del suo libro, che ha il pregio di trasfigurare nell’arte la cruda verità del campo in un’opera di rara bellezza e di altissimo valore morale e civile.
Le vittime di Villa Sorge
Il racconto di Susanne Lewinger. Internata numero 54 del campo di concentramento fascista di Lanciano
"Dietro il sipario" - Maria Eisenstein e l'invenzione del diario
Il libro, sorretto da una lunga e puntuale ricerca storico-documentale, analizza il testo di Maria Eisenstein, “L’internata n. 6”, che è stato considerato una delle testimonianza più preziose sull’internamento fascista durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Ne viene fuori una interpretazione sorprendente del testo, a lungo considerato poco più di un diario.
L'insurrezione di Lanciano
















