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Il Progetto “Un mattone per KATANA”, iniziato nel 2016, vuole dare un aiuto valido e sostenibile, a favore del diritto all’istruzione, con  la costruzione di una scuola nel villaggio di Katana fatta di mattoni e tetto in collaborazione con Don Norberto Lubanja.

 In Congo, nel centro dell’Africa, un intero popolo cerca aiuto e sostegno per uscire dalla condizione disumana nella quale giace e noi possiamo tendere una mano.

Confinante con il Rwanda, sulle sponde del lago Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, l’Arcidiocesi di Bukavu ha un territorio suddiviso in 37 parrocchie, una superficie di 8.815 km2, pari a circa un terzo della Lombardia, e una popolazione stimata in circa due milioni di abitanti.

La città di Bukavu si raggiunge in auto e via nave venendo dalla città di Goma, nel nord-est del Paese. In città non mancano l’elettricità e l’acqua  ma sono scarse e nei paesi situati lontano dalla città le difficoltà aumentano.

Le linee telefoniche non ci sono per i telefoni fissi e per questo tutti usano i telefoni cellulari.

Data:

Ottobre 2016

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A causa della guerra che insanguina il Paese, il futuro dei bambini è sempre più incerto e l’analfabetismo colpisce duramente. Si stima che  solo il 40% dei ragazzi ed il 25% delle ragazze frequenti regolarmente la scuola. Molti sono abbandonati a se stessi ed alcuni sono arruolati dai guerriglieri.

La povertà è un grande problema. Le famiglie vivono con meno di un dollaro al giorno e sono sempre numerose con tanti figli da nutrire e da scolarizzare. 

 La politica del Paese non favorisce la scolarizzazione di base e la sua qualità così i genitori sono obbligati a pagare un supplemento, spesso elevato, per assicurare un livello di insegnamento adeguato ai propri figli, contribuendo al pagamento degli insegnanti e all’acquisto del materiale didattico.

  Nel periodo della guerra e con l’ondata di profughi rwandesi riversatasi sul territorio dal 1994 la popolazione ha molto sofferto; tante strutture sono state distrutte o saccheggiate, soprattutto le scuole che accoglievano i profughi e, a volte, anche i soldati.

L’arcidiocesi ha in gestione l’80% delle scuole e degli ambulatori medici ma questi non funzionano bene per la carenza di medicinali e di macchinari. Immaginate che, per andare a farsi curare o per frequentare la scuola, la popolazione fa fronte alle spese contribuendo con prodotti della terra o dell’allevamento e molti non possono permettersi nemmeno questo.

Valerio Mushagalusa Polisi

Don Valerio, di origine congolese, è stato il nostro parroco, nella chiesa di San Pietro a Lanciano. Abbiamo avuto con lui tanti incontri per parlare dei nostri programmi in Congo e ne abbiamo avviati altri, all’interno della parrocchia, a sostegno delle prime comunità di migranti che erano giunte nel nostro territorio. Con Don Valerio, in particolare, l’Associazione Davide Orecchioni condivideva il messaggio apostolico di papa Francesco, che aveva scosso il mondo con il suo celebre discorso di Lampedusa, dove denunciava il fenomeno della globalizzazione dell’indifferenza. Nel nostro territorio si cominciava a toccare con mano il dramma dei migranti e partivano i primi programmi di accoglienza in centri improvvisati come il Camping di Torino di Sangro. Abbiamo deciso insieme di occuparci subito anche di un’Africa molto più vicina a noi che aveva urgente bisogno di aiuto. I migranti arrivati a Torino di Sangro nel mese di novembre non avevano le scarpe né i vestiti invernali. Camminavano scalzi nel fango, non parlavano la nostra lingua. Mancava assolutamente un programma di integrazione capace di gestire questa nuova emergenza umanitaria. Con don Valerio abbiamo cercato di sensibilizzare i parrocchiani, raccogliendo i primi indumenti, per poi portare avanti altri programmi di aiuti, tra i quali la consegna di 90 biciclette (una per migrante), per consentire loro di muoversi da una zona particolarmente isolata senza correre il rischio di acquistare a basso prezzo biciclette rubate. Poi sono arrivati i 90 panettoni di Natale, come omaggio di accoglienza verso questo mondo di dispersi. Questa prima esperienza con i migranti ci ha fatto toccare con mano tutta l’inadeguatezza del sistema di accoglienza che era stato messo in atto in Italia. Abbiamo capito di lì che senza un programma di alfabetizzazione linguistica non si sarebbe potuto avviare alcun possibile percorso  di inclusione. Da questa consapevolezza, grazie anche all’incontro con Eraldo Affinati, è nata successivamente la scuola Penny Wirton di Lanciano.

A don Valerio, persona di grande intelligenza e cultura, con la quale abbiamo avuto modo di collaborare da vicino per lungo tempo, dobbiamo la realizzazione di un sogno, ossia la costruzione di una prima scuola intitolata a Davide, nella Repubblica Democratica del Congo. E’ stato lui, infatti, a presentarci don Norberto Lubanja, con il quale abbiamo avviato il progetto Un mattone per KATANA”.

Norberto Lubanja

Don Norberto Lubanja è un sacerdote diocesano di Bukavu nella  Rep. Dem. Del Congo, rettore del seminario maggiore San Mbaga Tuzinde di Bukavu. Si occupa anche di apostolato scolastico presso le scuole più povere e svantaggiate del suo territorio.

Don Norberto da subito è entrato in grande sintonia con la nostra associazione. Ne abbiamo apprezzato fin da subito, oltre alla sensibilità e intelligenza,  la lucidità e  concretezza nel conciliare le finalità dell’ADO con i bisogni della popolazione del suo territorio. Le sue proposte sono sempre meticolosamente dettagliate sia in fase preventiva che consuntiva. Ci fornisce continuamente materiali di documentazione sullo stato di avanzamento dei programmi di aiuto. Con lui si è realizzato il sogno di una prima scuola costruita interamente dall’Associazione Davide Orecchioni e intitolata a Davide.

Materiale di documentazione

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